Nonostante una navigazione incerta e qualche delusione, il governo dell’Unione risultati ne ha ottenuti ed altri stavano arrivando, ma Prodi è caduto, colpito ignominiosamente alle spalle.
Non è caduto sulle scelte economiche e sociali, che ne hanno spesso tormentato il percorso, bensì per effetto di veti incrociati e ricatti sulla legge elettorale, in nome di interessi di bottega e alla faccia dei problemi del paese.
E ora l’indecoroso spettacolo di una politica che mai è caduta così in basso come oggi, che non ha neppure il coraggio e la forza di chiedersi e di chiedere, ai milioni di cittadini che hanno votato per il governo dell’Unione, se e quali errori politici gravi sono stati commessi e se il governo perciò abbia davvero meritato di finire anzitempo il suo mandato.
Il legittimo governo del Presidente Prodi, è stato condannato e decapitato dalla doppiezza e dall’ ipocrisia di coloro che prima hanno giurato fedeltà al programma di governo "Per il bene comune" e poi quotidianamente hanno ordito trame, ricatti e trappole per farlo naufragare.
L’ A.N.P.I. di Pianoro invita tutti i sinceri democratici a riflettere su quanto è avvenuto e che può continuare a succedere, se non si stabiliscono regole del gioco trasparenti che garantiscano prima di tutto ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti e di essere governati secondo il programma scelto e portato avanti da una vera coalizione coesa e corretta, che a questo programma deve essere vincolata, per tutto il tempo della legislatura.
Il dibattito astruso di questi mesi sui modelli di riforma elettorale, è quanto di più lontano ci possa essere dalle necessità di un Paese democratico e della sua popolazione, di una democrazia partecipativa.
Và ottenuta una reale rappresentanza politica dell’ intera Società italiana inserita nel contesto europeo : bisogna finalmente prendere atto che, dopo 15 anni di bipolarismo all’italiana, rappresentato da leggi elettorali fatte soltanto per assecondare convenienze di parte, bisogna voltare pagina e avviare una nuova fase di rinascita del nostro sistema Parlamentare, concepito realmente su una base costituente, come ci ha insegnato la genesi della nostra Costituzione.
Ci rivolgiamo quindi direttamente al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, perché si adoperi a fermare questa colpevole ed incosciente corsa verso il baratro, perché parli alla Nazione facendo ricorso alla sua autorità morale, istituzionale e politica, perché ci aiuti ad avviare un nuovo Rinascimento della politica italiana.
Occorre quindi formare un esecutivo composto da donne e uomini riconosciuti internazionalmente, affinché nelle assisi internazionali il nostro Paese sia rappresentato con dignità e competenza. Un esecutivo in grado di portare a termine i punti del governo Prodi già approvati dal Parlamento.
Questo esecutivo deve poi elaborare proposte di governo sui temi economici e sociali posti in evidenza dalla Banca d’Italia (grande istituzione riconosciuta internazionalmente) e proporre nuovi schemi di rappresentanza politica, in cui una nuova legge elettorale sia il più possibile conforme allo spirito del dettato Costituzionale ed in cui prenda corpo la realizzazione di un sistema monocamerale, con la conseguente drastica riduzione del numero dei parlamentari.
L’attuale Senato potrà eventualmente essere ridefinito come camera di pure funzioni consultive, in rappresentanza del mondo associativo, economico, sociale e culturale del paese.
Tutto ciò non richiede molto tempo e occorre sapere che i cittadini non sono dei sudditi e che occorre fare conoscere il desiderio di ragionevolezza che un paese attonito e preoccupato sta oggi esprimendo.
E abbiamo davvero poco tempo: ci vuole volontà politica e onestà intellettuale, ci vuole determinazione e coraggio, ci vuole consapevolezza delle difficoltà e rispetto per il Paese.
In questi mesi a distanza di poco tempo l’uno dall’altro sono venuti a mancare due eroici comandanti partigiani: Giovanni Pesce e Arrigo Boldrini. Loro hanno contribuito ad edificare la nuova Patria repubblicana, democratica ed antifascista, concepita come una casa comune dove i valori del Lavoro, della Pace e dell’impegno civile per gli altri ne sono i mattoni fondamentali. In questi decenni abbiamo invece assistito all’opera instancabile di demolizione progressiva di questi valori Costituzionali, all’attacco violento e reazionario alla memoria storica della Resistenza e della Guerra di Liberazione nella quasi indifferenza delle istituzioni e nella quasi totale assenza di questi temi nell’agire delle forze politiche.
Loro, pertanto, rappresenteranno sempre per le donne e gli uomini onesti, un punto fermo di riferimento ideale e culturale, saranno sempre il simbolo del cuore antico che deve battere nel nostro futuro e soprattutto in quello delle giovani generazioni.
Pianoro , Li 18/0ttobre/2007
Gli insulti del Sen. Francesco Storace al Premio Nobel e Senatrice a vita Rita Levi Montalcini e al Capo Dello Stato Giorgio Napolitano, sono episodi gravissimi di squadrismo fascista verbale, che unite alle aggressioni fisiche nazifasciste di questi mesi a militanti di associazioni e partiti democratici, formano un quadro impressionante e inquietante di rigurgito fascista e di pericolo per la democrazia.
L’ A.n.p.i. di Pianoro invia al Capo dello Stato e alla Professoressa Montalcini la più totale solidarietà politica e umana e con la stessa determinazione condanna il comportamento squadrista del Sen. Storace e le prese di posizione della Casa delle Libertà, pilatesche e ambigue, quando non dichiaratamente complici.
Finalmente la Magistratura ha aperto una inchiesta nei confronti del Sen. Storace e auspichiamo che altre ne seguano, sulla continua e intollerabile impunità per le gesta razziste, xenofobe e fasciste, di cui sono oramai settimanalmente piene le cronache.
Ma non basta: occorre che i principi fondamentali di quella che una volta era considerata la più bella Costituzione del mondo, siano davvero attuati e perseguiti con abnegazione e ferrea volontà politica, da parte di tutte le forze democratiche e prima di tutto quelle dell’ Unione, a cui l’A.n.p.i. Nazionale e le A.n.p.i. provinciali hanno dato attivo sostegno, nell’aprile del 2006, per portarle al governo del Paese.
Alla manifestazione del 63° anniversario della strage nazista di Marzabotto, l’oratore ufficiale è stato il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni, che ha ricordato il ruolo insostituibile della scuola nella formazione delle coscienze democratiche dei giovani. Ma allora è tempo che alle parole seguano i fatti : occorre aggiornare i programmi scolastici e le materie di storia, facendo in modo che finalmente si studi e si conosca la Costituzione, la Resistenza e la lotta di Liberazione italiana ed europea dal nazismo e dal fascismo.
La politica ha molto da farsi perdonare, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni, di cui se ne occupa poco e male : se vogliamo che la democrazia si rafforzi, dobbiamo coltivare le coscienze con concreti esempi dall’alto, che siano di specchiata moralità e di amore per il bene comune.
Ricordiamo sempre che un Paese, quando dimentica il proprio passato, è destinato fatalmente a riviverlo.
Pianoro 28 Settembre 2007
L'Anpi di Pianoro, come le altre sezioni e associazioni Partigiane distribuite sul territorio nazionale, assieme ai valori della Resistenza, difende la memoria storica della Repubblica Italiana.
Le donne e gli uomini che hanno combattuto per la Libertà di tutti, volevano un Paese in cui la Democrazia fosse sostanziata dalla partecipazione della masse popolari al governo della città, delle regioni, dello Stato.
Bologna è stata un simbolo di questa volontà, incarnata da Giuseppe Dozza, Partigiano, Comunista, ma Sindaco di tutti.
Le Partigiane e i Partigiani, dopo aver deposto le armi, hanno creato e ricreato sindacati, partiti, cooperative, associazioni, istituzionalizzando di fatto la partecipazione popolare alla vita politica.
Risulta quindi a noi incomprensibile percorrere strade che azzerano la volontà dei cittadini a partecipare alla vita democratica del Paese e che privilegiano soltanto gli apparati e le elìte dei partiti, contribuendo a svuotare di fatto la Democrazia.
Per questo esprimiamo con forza il nostro totale dissenso verso l'accordo politico impostato dal Sindaco di Bologna S. Cofferati con un partito come A.N., dal quale mai abbiamo udito parole chiare e definitive contro i crimini fascisti del ventennio, nazifascisti del "44 e"45 e contro le stragi neofasciste che hanno insanguinato l'Italia Repubblicana.
E molto probabilmente mai udiremo.
In Parlamento è stata scritta una delle pagine più tristi della nostra democrazia.
Rinchiusi nel loro palazzo, totalmente sordi alle grida del popolo italiano, maggioranza e opposizione hanno votato e fatto approvare dal Parlamento l’indulto.
Ciò che rende ancora più triste questa giornata è che la legge è stata proposta e approvata da un governo che si definisce di centro-sinistra.
Hanno detto sì l’Ulivo, Forza Italia, Rifondazione Com., Udc, Verdi, Udeur, Radicali e Socialisti.
E’ stato approvato un provvedimento che permetterà a molti detenuti e a molti condannati ancora in libertà, che hanno commesso reati anche contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, peculato, abuso, etc.), reati finanziari (falso in bilancio, frode fiscale, appropriamento indebito, aggiotaggio, etc.) e societari (fallimento etc.) di usufruire di sconti di pena e addirittura a qualcuno di cancellare totalmente le proprie colpe davanti alla giustizia.
Hanno depenalizzato anche i reati sul lavoro, gli incidenti nelle fabbriche, le morti bianche nei cantieri!! E' la prima volta nella storia della Repubblica Italiana.
Il Parlamento (che dovrebbe rappresentare il popolo italiano) ha persino rigettato un emendamento teso a escludere dall'indulto almeno il voto di scambio mafioso.
Si è voluto approvare caparbiamente questo vergognoso provvedimento, che svela platealmente accordi e interessi comuni tra i partiti dell’Unione e Forza Italia-Udc.
Noi non possiamo più tollerare questo modo di fare politica.
Noi non possiamo più tollerare queste persone (sempre le stesse da decenni) che quando erano all’opposizione si indignavano per le leggi vergogna della destra, ma ora che sono al governo, con i voti di chi credeva fossero realmente e onestamente di sinistra, riescono a fare molto peggio, infischiandosene altamente della volontà sia dei loro elettori che dell’intero popolo italiano.
Questa legge lede la natura stessa della Costituzione Italiana, quella che abbiamo difeso con il referendum, ma che oggi viene colpita gravemente e rischia di non venire mai più applicata, se questo rimarrà lo spirito delle forze politiche.
Ciò che è accaduto è veramente incredibile, squallido e vergognoso.
In questi anni l'eredità della "Questione Morale", quella lanciata 25 anni fa dal Segretario del P.c.i., compagno "Enrico Berlinguer", è stata dispersa al vento della menzogna e dell’ipocrisia.
Queste persone non si dimostrano degne del nostro voto, queste persone non si dimostrano degne di rappresentarci. Ancora una volta ci sentiamo in dovere di resistere e lottare, contro questo ennesimo attacco alla legalità, alla moralità e alla giustizia.
di Atos Benaglia Segretario della sezione Bonafede di Pianoro.
Cari compagni e compagne,
da vent’anni sappiamo, chi più chi meno, cosa significhi P2 e cosa preveda il “piano di rinascita democratica” del “gran maestro” Licio Gelli.
Sintetizzando potremmo dire che prevedeva di depotenziare il "mito" dell'unità antifascista e dare una diversa lettura della lotta partigiana per annullare il valore storico e politico e, come secondo passo, cancellare la Costituzione che in quella storia era scaturita.
Prevedeva l’indebolimento e poi l’asservimento della Magistratura, la sconfitta dei sindacati, con un occhio di riguardo per la Cgl, la disfatta dei partiti di centro-sinistra, con un ovvio riguardo per il P.c.i., la militarizzazione di tutte le forze d’ordine,compresi corpi forestali e vigili del fuoco.
In sostanza un vero e proprio colpo di stato neofascista.
Si iniziava minando le basi della nostra Repubblica secondo uno schema ben collaudato, che comprendeva tensioni sociali, repressioni, stragi, come poi regolarmente avvenuto: nessuno, fino ad ora, ha davvero disinnescato quelle cariche di dinamite eversiva.
Dopo il lavoro della commissione guidata da Tina Anselmi, una ex-staffetta partigiana, tutto è sfumato: condanne, prevenzione, vigilanza.
Il piano fu solo rallentato ed ora vediamo che Berlusconi, tessera 1816 della P2, che ne ha negato l’iscrizione ed è stato condannato a Venezia per aver giurato il falso, sta riuscendo ad attuarlo.
Il governo forzista, neofascista, leghista della cosiddetta Casa delle Libertà, lo stanno mettendo in opera.
Grave purtroppo è stata la sottovalutazione di tutto questo da parte dei governi di centro-sinistra Amato, Prodi e D’Alema che si sono succeduti nel decennio scorso.
A questo punto non ci resta che vincere le elezioni di Aprile, per poi controllare e pressare il nuovo governo di centro-sinistra che si formerà, sulle cancellazioni immediate della leggi vergogna, sulle inchieste sui complici di questa destra eversiva, annidati nei gangli del potere, della pubblica amministrazione e dei media.
Dobbiamo assolutamente vincere il referendum di maggio e ottenere il ripristino immediato della Costituzione, nata dalla Lotta di liberazione.
E dobbiamo poi ottenere finalmente la piena applicazione di tutti gli articoli della stessa, soprattutto di quelli disattesi in questi 60anni.
Dobbiamo ottenere la prosecuzione di tutte le inchieste e i processi per le stragi nazi-fasciste impunite, imperniati sul tragico materiale ritrovato nel cosiddetto armadio della vergogna.
Dobbiamo pretendere un rapido cambiamento dei vertici e dei quadri dirigenti della Rai di Stato, collusi col potere forzista. Bisogna fermare la menzogna organizzata e liberare l’informazione.
Dobbiamo poi avere una particolare attenzione per l’involuzione democratica nelle forze armate: bisogna dare un pieno appoggio al lavoro dei sindacati interni alle stesse, per avere un serio controllo sulle spinte reazionarie interne e sul metodologico orientamento messo in atto in questi anni verso An e la destra in generale.
Bisognerà rilanciare la proposta di un servizio militare di leva, ovviamente riformato, strutturalmente e tecnicamente, con durata breve ma in grado di ricostituire la garanzia della presenza di un esercito democratico e di popolo, per evitare rischi autoritari ed eversivi.
Perché compagni, il fascismo sta tornando, è già tornato.
Si sta manifestando in tante maniere, ma soprattutto diventa incredibile fenomeno di moda giovanile: nasce dalla stupidità e dalla ignoranza della Storia. Nasce da un insano senso di ribellione verso una democrazia che si avverte come malata e dall’odio verso i “rossi”.
Questo ha ottenuto Berlusconi e le sue destre, criminalizzando giorno dopo giorno comunisti, socialisti, antifascisti, sindacalisti.
A questo i partiti del centro-sinistra si sono opposti in maniera insufficente e con la solita sottovalutazione, sia quando sono stati al governo, sia oggi dall’opposizione.
Dobbiamo rimediare subito e abbiamo poco tempo: gli stadi sono serbatoi di manovalanza fascista e gli ultras mostrano sempre più spesso svastiche, fasci littori, duci e frasi aberranti.
Nessuno glielo proibisce né prima, né durante, né dopo: sono stati anche tagliati i fondi per i servizi d’ordine pubblico.
Queste vere bande criminali sono armate, organizzate in una decina di sigle politiche eversive e vere e proprie forze politiche:
forza nuova, fronte nazionale, fiamma tricolore, nuovo msi ……
In questi giorni Berlusconi li ha tutti associati alla casa della libertà.
Le destre istituzionali coprono quelle eversive, che si insinuano così nel Parlamento.
Ma da sinistra si ode un silenzio assordante.
Invece la situazione è gravissima e troppo simile a quella del 20-21, quando le squadre fasciste iniziarono a bastonare e ad uccidere, a distruggere le sezioni e le case del popolo, con la protezione del Re, del governo e delle forze dell’ordine.
Intanto intere regioni del sud sono violentate e devastate dalla mafia, dalla camorra e dalla n’drangheta, fenomeno che si sta allargando anche al nord e crea da sempre incommensurabili problemi economici, politici e democratici in tutto il paese.
Ma la cosa più grave ancora, che pochi sottolineano e molto, come sempre, sottovalutano, è l’emergenza di avere così migliaia di uomini armati, abituati ad uccidere ai comandi di un boss, di una cosca, di una organizzazione criminale.
Questo atteggiamento si assimila benissimo a quello di chi serve un duce, una parte politica, una organizzazione eversiva e questo governo è intriso di uomini di riferimento delle mafie, uomini che assicurano favori, interessi e impunità, in cambio di voti, servizi e crimini.
Il connubio bande armate-bande fasciste deve fare venire i brividi e risvegliare tutti dal torpore che ci ha colpito: nulla di ciò che avete conquistato con le vostre lotte è oggi garantito e tutto può invece andare perduto.
Bisogna ricominciare a lottare oggi, subito, per evitare di doverci soltanto difendere domani.
L’A.n.p.i. può e deve reagire, ma lo può fare soltanto se rinnova in tempo le proprie fila e se conquista una grande autonomia.
Se l’A.n.p.i. ha vissuto grandi stagioni di lotte, di vittorie, di celebrazioni e di pace, lo deve certamente anche al Partito Comunista Italiano, partito di riferimento della grande maggioranza degli iscritti all’associazione.
Onore e grazie al P.c.i. dunque, ma purtroppo dal 1989 il P.c.i. non c’è più.
I suoi eredi sono certamente i D.s., (coi quali a Pianoro lavoriamo con grande piacere e soddisfazione e che esprimono una giunta comunale e una Sindaco da sempre impegnati al nostro fianco) ma lo sono ugualmente il P.d.c.i., Rifondazione Comunista e anche tanti altro soggetti politici, come i movimenti, che tanto hanno contribuito alla scossa e alla riscossa della Sinistra, dopo la debacle elettorale del 2001, e tanta sensibilità dimostrano nei confronti della Resistenza e dell’antifascismo.
Oggi L’Anpi ha quindi bisogno di una grande autonomia, di autodeterminazione, di grande trasversalità all’interno della sinistra: l’antifascismo deve vederci uniti e determinati a Resistere e a respingere pericolosi revisionismi e rischi eversivi.
L’Anpi non può certo stare in silenzio se un dirigente di sinistra abbraccia un vecchio repubblichino alle foibe di Basovizza, dicendo, assieme a lui, che in fondo i morti sono tutti uguali.
E neppure di sentire un altro dire che avere eseguito la condanna a morte di Mussolini, comminata dal tribunale del C.L.N., sia stato un grave errore.
La memoria storica, la dignità, l’onore dei combattenti Partigiani caduti, hanno diritto di non dover ascoltare chi dice che la Resistenza non è stata una lotta di liberazione, ma bensì una guerra civile.
Non si può nemmeno leggere i libri di giornalisti che raccontano che tanti partigiani erano in realtà assassini vendicativi e uccisori di inermi e innocenti.
Tutto questo si è sentito dire negli ultimi anni e tutto questo si è lasciato dire: non se ne può più e la misura è colma.
Per questo non possiamo più perdere tempo: non ne abbiamo più.
Dobbiamo rilanciare la resistenza e con essa un nuovo modo di essere Resistenti, ma che poi in fondo è sempre lo stesso:
organizzazione, presenza, vigilanza.
Nelle istituzioni, nella scuole, nelle strade, nei posti di lavoro, nei bar, tra i giovani.
Oggi abbiamo la sfida della difesa della Costituzione : facciamone una occasione di rilancio dell’Anpi e della sua capacità di mobilitazione.
Creiamo un coordinamento tra tutte le sigle e le organizzazioni antifasciste che operano sul territorio nazionale: prepariamolo subito un nuovo C.L.N., ancora da posizioni di forza, e non dopo, quando potremmo solo difenderci.
Voi volete evitare che gli Ideali in cui voi avete credute e per i quali avete combattuto siano gettati nella spazzatura e noi non vogliamo rivivere l’incubo che avete vissuto voi.
Io, noi, generazione di mezzo di 40enni, 50enni, 60enni, crediamo nei vostri stessi Ideali e da tempo vi abbiamo affiancato, per riempire i vuoti che il tempo impietoso creava e crea nelle vostre fila, ma noi oggi dobbiamo servire da “trait d’union”, da collegamento, con i compagni più giovani, quelli di 20 e 30 anni, pronti a entrare nell’Associazione e a lavorare assieme a noi per la difesa e il rilancio dei valore Resistenti.
Il documento nazionale parla finalmente e chiaramente di modifica dello statuto, di apertura vera alle nuove generazioni, di condivisione degli incarichi, delle cariche, della dirigenza.
Voi avevate vent’anni quando avete scelto di andare in montagna, di combattere nazisti e fascisti: è ora di consegnare il testimone della Resistenza a chi vent’anni li ha oggi.
Potete stare sicuri, come noi siamo sicuri, che quel testimone andrà in buone mani.
Questo 60° anniversario della Liberazione poteva essere un bel giorno, un giorno di festa della Libertà, un giorno di omaggio alla memoria di tutti i combattenti che quella Libertà ci hanno donato, di quelli caduti giovani, in combattimento, e di quelli scomparsi per l’inesorabile scorrere del tempo.
Invece nubi oscure all’orizzonte, non rendono possibile il sorriso e la festa.
Purtroppo è ancora tempo di Resistere.
Resistere contro chi vuole cambiare la Storia, con ignobili menzogne e infami revisioni.
Resistere contro chi vuole cancellare la Costituzione nata dalla Lotta di Liberazione.
Purtroppo è ancora tempo di difendere.
Difendere la Memoria della Resistenza, i Valori e le conquiste di chi si sacrificò per la Libertà, per la Democrazia e per la Pace. E’ anche tempo di capire.
Capire gli errori d’ingenuità compiuti nel pensare che tutto quello che era successo nel passato, durante oltre vent’anni di dittatura fascista, non sarebbe più potuto accadere.
Capire che la Costituzione non era mai stata veramente onorata e applicata del tutto, che chi faceva apologia di fascismo non veniva colpito, che chi alimentava l’ondata revisionista non veniva osteggiato, che chi insultatala Resistenza non veniva punito.
Capire che la Democrazia era di nuovo in pericolo, che a Fiuggi si beveva soltanto dell’acqua, che i fascisti c’erano ancora, non erano cambiati e che cercavano ancora la vendetta.
Oggi capiamo bene, seppure con troppo ritardo.
Oggi che hanno perso ogni ritegno e arrivano persino a chiedere la riabilitazione e la parificazione, per legge, tra i criminali delle brigate nere e i Patrioti Partigiani, tra i carnefici e le loro vittime.
Oggi dovrebbe essere chiaro per tutti, che non si pongono più dei limiti.
E i loro alleati di governo sono ugualmente pericolosi: assieme stanno scardinando la Costituzione, l’Unità della Patria e i Valori della Democrazia.
Abbiamo perso molto tempo, ma molto possiamo e dobbiamo recuperarne, a patto di ricostruire da subito la mobilitazione antifascista, a patto di combattere da subito le leggi liberticide delle destre e batterne i disegni reazionari e autoritari.
Nel 60° anniversario della Lotta di Liberazione, non possiamo rimanere inerti ad aspettare. Aspettare la fine di tutto ciò in cui hanno creduto i giovani che tanti anni fa scelsero di combattere, e non di aspettare.
Nel 60° anniversario glielo dobbiamo, come ringraziamento per i loro sacrifici e per il loro coraggio.
Ma lo dobbiamo anche ai nostri figli, a tutti i giovani che oggi non riescono a vedere un futuro sereno, di sicurezza e di Pace.
La speranza in un mondo migliore è l’unico prezioso dono che possiamo dare ai giovani, lo stesso dono che fecero a noi i combattenti Partigiani.
E dobbiamo sempre ricordare loro, che alcuni di quei giovani Partigiani, ci fecero un dono ancora più prezioso: la loro vita.
25 Aprile 1945 – 25 Aprile 2005-05: due date la fine della guerra, la liberazione dall’oppressione nazifascista finalmente il respiro della libertà e oggi la gioia di festeggiarne il sessantesimo.
60 anni uniti, tra vicende anche dolorose di attacco alla democrazia e alla libertà, dalla continuazione delle nostre vicende nazionale ed europea all’insegna di grandi lotte e movimenti di massa tra cui quello delle donne, per il lavoro, l’emancipazione, la dignità umana.
Assieme ad altre nazioni, ad altri popoli che combatterono l’orrore del nazifascismo, festeggiamo con grande diritto questa data perché siamo consapevoli che se il nazifascismo avesse vinto sarebbe calato definitivamente sul mondo intero il buio totale della ragione e avrebbe trionfato l’inimmaginabile e disumana idea che una razza eletta possa disporre della vita umana a suo orrendo piacimento.
Ecco perché ancora oggi è attualissimo parlare della Resistenza italiana ed europea: il razzismo, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo non appartengono al passato al contrario continuiamo a vederli all’opera in tante, troppe parti del mondo.
Gli uomini e per la prima volta nella storia d’Italia: le donne, che allora si fecero avanti combattendo un nemico spietato erano per lo più giovani e fra loro la nostra ragazza della Resistenza Diana Sabbi medaglia d’argento al valor militare che oggi vogliamo particolarmente ricordare.
Scusaci Diana, sappiamo che non ti piacevano le cerimonie, il tuo contributo che allora desti insieme ai tanti giovani, civili e militari, tantissimi dei quali periti per la causa della libertà in terra italiana e straniera, oggi deve essere poter ricordato ed indicato come esempio di altruismo che costruisce coscienze libere, come coerenza di vita alimentata dal fervore di alti ideali umani con cui si edificò una nuova società.
Ma la Resistenza e la Lotta di Liberazione non fu un miracolo, né un fenomeno spontaneo: dovette essere organizzata. Dura, difficile, piena di difficoltà fu sempre lotta, sino alla fine, ma soprattutto agli inizi l’apparato repressivo del fascismo, già spaventato dallo sciopero di 100.000 lavoratori del marzo-aprile 1943, rimase pressoché intatto anche dopo il 25 luglio e a questi si aggiunse l’occupazione militare tedesca dopo l’armistizio dell’8 settembre e la nascita della R.S.I..
Il terrore nazista e quello delle brigate nere hanno costituito una delle pagine più vergognose ed ignominiose della storia dell’uomo ma ciò nonostante la lotta per la libertà si sviluppò perchè giorno dopo giorno quei ragazzi di allora acquisirono la coscienza di uomini e donne liberi che combattendo affermavano la supremazia dell’uguaglianza fra gli uomini sulle discriminazioni.In ogni tempo, in ogni luogo quando la libertà è posta sotto sequestro gli uomini liberi si ribellano e le parole che riecheggiano sono le stesse:
“Di questa lotta, che fu di lacrime, di fuoco, di sangue, siamo fieri sino al più profondo di noi stessi, poiché fu una lotta nobile e giusta, una lotta indispensabile per porre fine all’umiliante schiavitù che ci è stata imposta con la forza. Abbiamo conosciuto il lavoro massacrante, in cambio di salari che non ci permettevano né di sfamarci, né di vestirci o alloggiare decentemente, né di allevare i nostri figli come esseri cari. Abbiamo conosciuto le sofferenze atroci dei relegati per opinioni politiche e credenze religiose; esiliati nella propria patria, una sorte peggiore della stessa morte.”
Queste parole furono pronunciate dal primo ministro Congolese Patricce Lumumba, il 30.6.1960 nel giorno dell’indipendenza del Congo dal Belgio, ma il suo governo eletto democraticamente durò solamente 201 giorni e il 27 gennaio 1961 Lumumba veniva barbaramente assassinato ed un altro sogno di libertà calpestato.
Ma la lotta per l’autodeterminazione dei popoli non si è fermata, va avanti, resiste alle nuove prepotenze delle guerre preventive, vuole affermarsi con la pace per la quale poi tutti coloro che hanno combattuto le tirannidi si battono.
Resistenza, Pace, Lavoro, Dignità sono stati gli ideali Partigiani da cui è nata la Nostra Costituzione Repubblicana e che noi, figli e nipoti nati dalla Lotta di Liberazione abbiamo il dovere di difendere e di attuarla per dare a sua volta ai nostri figli e alle future generazioni un’Italia giusta, più libera e tollerante e che sia punto di riferimento in europa e nel mondo per una politica di PACE.
W la Resistenza
W L’Italia
W La Lotta di tutti i popoli oppressi
La richiesta è stata formulata al nostro compagno Benaglia durante una riunione nei giorni scorsi e giustamente egli si è preso il tempo necessario per illustrarci i contenuti di questo progetto per poterne discutere al nostro interno e prendere come associazione la decisione migliore nel rispetto dell’autonomia culturale e politica della nostra associazione che è abituata a mantenere rapporti democratici con tutti gli antifascisti.
Questa premessa che sottopongo alla vostra attenzione è necessaria ad introdurre la proposta che avanzo al direttivo allargato come al solito, di questa sera, che è la seguente:
La nostra partecipazione alle iniziative politico/culturali delle Associazioni se avverrà, avrà la forma di un documento da sottoporre alla discussione all’interno di esse avente per oggetto 3 questioni di importanza vitale per la nostra democrazia.
A)
La questione dell’antifascismo militante e concreto come asse guida dei rapporti politici. Proprio in questi giorni di lutto per la scomparsa di Norberto Bobbio abbiamo potuto misurare assieme al cordoglio degli italiani migliori, la spaventosa assenza di sensibilità democratica in un’altra parte non meno esigua di italiani.
E’ giunto quindi il momento per affermare come coraggiosamente ha fatto lui che la data del 13 maggio 2001 segna un grande lutto per l’Italia. Oggi, scriveva a Laura Firpo, la democrazia è morta.
Il pericolo rappresentato da Berlusconi e dal suo partito “EVERSIVO” delle istituzioni Repubblicane è pari a quanto rappresentò il fascismo nella storia d’Italia e d’Europa. Nella nostra iniziativa “Vecchi e nuovi fascismi” del 15 novembre scorso ben si sono delineate queste analogie storiche con i rischi che il nostro paese corre quotidianamente.
La conservazione quindi dello spirito e della lettera della COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA è una priorità assoluta e indiscutibile e deve essere sempre al centro delle attenzioni di tutti coloro che vogliono battere Berlusconi non a parole ma nei fatti concreti delle scelte politiche.
In questo senso ogni discriminazione che vediamo profilarsi per esempio nei confronti di movimenti come l’Italia dei valori ha per noi lo strano sapore di una convergenza con gli obbiettivi piduisti della tessera 1816, quindi collusione col nemico.
B)
La grande questione del lavoro è per noi vecchi e nuovi partigiani la cartina al tornasole con la quale misuriamo l’intensità del reale spirito democratico nelle forze dell’ULIVO, perché continui la grande battaglia di civiltà che è costituita dalla dignità di chi lavora, dal diritto a lavorare, ad avere uno stipendio, la stabilità e non il continuo precariato come sistema.
Non a caso questo governo ha chiamato: Ministero del Welfare ciò che è sempre stato il Ministero del Lavoro, come a significare che il Lavoro come valore collante della comunità, come valore delle aspirazioni umane a vivere in prosperità, come autentico depositario reale dei saperi, come massima espressione concreta della parola DEMOCRAZIA, non sia per questo governo piduista la priorità, ma al contrario la loro logica ha portato a scioperi di massa sempre più imponenti perché le scelte di una parte contro l’altra rappresenta esattamente il pensiero antidemocratico di quella parte della borghesia agraria e industriale che spianò e finanziò la strada al potere mussoliniano e che evidentemente ancora oggi alberga nei vertici nazionali della Confindustria.
La vicenda Parmalat ci dice che il nostro capitalismo straccione fa strame ogni giorno della democrazia e quando ne parla è soltanto per i propri ed esclusivi interessi spesso in contrasto col bene comune a cui pure l’impresa privata partecipa (come dice l’art.41 della Costituzione).
Occorre dunque un nuovo umanesimo ed una nuova etica che ponga la questione della Globalizzazione internazionale del lavoro dalla parte dei popoli e non delle Multinazionali. Questo ci ha insegnato in questo decennio la lotta del popolo del Chiapas degli indios Messicani, l’esempio di lotta ferma e aperta nello stesso tempo, un contributo a rendere vivibile pacificamente il mondo come spesso ci ha ricordato il Sub-Comandante Marcos.
Spazio dunque alla soluzione dei problemi con la fantasia come diceva il deputato pacifista Greco Ghiorghis Lambrackis, assassinato dai fascisti greci che poi presero il potere sul finire degli anni ’60, o se volete: la fantasia finalmente al potere.
C)
La lotta per l’affermazione della cultura pacifista è la grande questione della democrazia. Via subito le nostre truppe dall’Irak occupato illegalmente dal governo degli Stati Uniti. Come ANPI di Pianoro abbiamo portato la nostra solidarietà ai Carabinieri per i caduti di Nassirya, non certo al governo che non è stato capace di tutelare le loro vite ignorando ciò che il diritto internazionale dice a proposito dei doveri che le truppe di occupazione hanno nella difesa della popolazione civile e delle loro istituzioni.
Questa missione sbagliata e affrettata a fianco degli occupanti ci ha posto al di fuori di quello che prescrive l’Art. 11 della Costituzione e porta l’Italia fuori da quel ruolo tradizionale di paese del mediterraneo abituato a dialogare con i paesi del nordafrica e mediorientali sulla base della ragione e del diritto, non su quello delle armi. Il grande conflitto Israelo-Palestinese fa da tragico sfondo alla questione Irachena e la non soluzione politica dello Stato di Palestina è osteggiata dai fatti anche da questo governo in maniera irresponsabile.
L’appoggio fattivo e l’incoraggiamento a proseguire la costruzione del muro per separare Israeliani e Palestinesi rappresenta il più grande tradimento e la più ignominiosa delle vergogne, perché nega con atti arbitrari e fuori dalle regole internazionali il diritto alla autodeterminazione dei popoli e al libero movimento delle persone, criminalizza un intero popolo che vive in condizioni disumane nei campi profughi: 15.000 persone in poco più di 1KM/Q.
In queste condizioni parlare di lotta al terrorismo è offensivo e diabolicamente ridicolo soprattutto da parte di chi come il Premier Israeliano Sharon responsabile politico e militare dei massacri dei Civili Palestinesi nei campi di Cabra e Chatila avvenuti nel 1982 e mai puniti.
L’esacrazione per i continui attentati dei Kamikaze palestinesi contro inermi cittadini Israeliani per noi è totale ed è fuori discussione, come lo è altrettanto per i comportamenti criminali delle truppe di occupazione Israeliane che usano la violenza di stato e la tortura come mezzo sistematico per domare un popolo che reclama da decenni la propria terra, il rispetto della propria cultura e della propria dignità.
Su questi argomenti apriamo i confronti, noi vogliamo essere parte di un sistema di valori politici che aprano nuove strade alla comprensione dei problemi, per portare possibili soluzioni col metodo del confronto continuo, sistematico anche duro se occorre con la lotta pacifica dei giusti.
La politica come guerra è la fine di ogni politica, di ogni etica, di ogni cultura.
Vecchio saggio, Aldo Palazzeschi ha scritto:
Conclusa l’era fascista
E proclamata ai quattro venti la libertà
Esaltata come la sola regola di vita
A poco a poco la vediamo scomparire
Nella pratica della vita quotidiana
Creando una zona oscura
Di cui ognuno paventa o diffida
E sormontata
Da un’accecante insegna luminosa:
LIBERTA’
L’uomo vissuto a lungo nella tirannide
La tirannide ce l’ha nel sangue
E nel midollo delle ossa,
e una volta posto in clima di libertà
la prima libertà che si piglia
è quella di togliere agli altri la libertà
Siamo dunque un cannone che spara dalla culatta?
Queste frasi sono vecchie di decenni, ma il loro ragionare sull’oggi ci impongono altrimenti non ci sarà futuro.