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La Resistenza a Pianoro

Durante il ventennio fascista, il nostro Comune visse momenti di grande povertà: l'industria era totalmente assente e l'agricoltura dava reddito solo ai grandi proprietari terrieri.
Nei primi anni di guerra i disagi per i pianoresi furono relativi, anche se gli uomini furono inviati a combattere in Africa, in Grecia o in Russia.
Nel 1943 fungeva da rifugio per gli sfollati della città che a causa dei bombardamenti fuggivano nei paesi limitrofi ritenuti più tranquilli.
Quando l'8 settembre Badoglio firmò l'armistizio nei campi e nei casolari si festeggiò la presunta fine delle ostilità.
Ma il conflitto era ben lontano dall'essere cessato.
Stava iniziando, infatti, la fase più triste della vita di Pianoro.
La Resistenza crebbe anche nel nostro territorio e molti pianoresi entrarono nelle formazioni partigiane: alcuni nella 62a Brigata Camicie Rosse Garibaldi che operava nel territorio fra Pianoro, Monterenzio e Casoni di Romagna in seguito denominata Pampurio in onore del suo comandante Giancarlo Lelli caduto in combattimento a Sant’Anna di Monterenzio. Altri combatterono con la Brigata Stella Rossa che operò nei dintorni di Marzabotto e Monte Sole.
Il Comando militare organizzò un fronte compatto di difesa chiamato “Linea Gotica” nei territori sopra Livergnano perché all'inizio dell'ottobre del 1944, le truppe angloamericane controllavano quasi completamente tutta la valle del Savena.
Questa situazione divenne molto difficile per i pianoresi per via delle molteplici incursioni aeree, dei rastrellamenti e delle rappresaglie giornaliere.
Quando finalmente gli americani riuscirono a piegare la resistenza tedesca ed entrarono a Livergnano, si sperava in un'imminente liberazione che non avvenne: gli Alleati decisero di fermarsi in paese aspettando la fine del rigido inverno.
Cominciò quindi l'evacuazione della popolazione civile verso Firenze, Siena, Roma oppure verso nord. Molti morirono lungo il tragitto per il freddo e la fame. Quelli rimasti furono, invece, costretti a subire l'arroganza e la violenza dei fascisti e dei nazisti che devastarono e uccisero civili antifascisti e patrioti.
A Pianoro continuarono i combattimenti: il ponte sulla ferrovia “Direttissima” e la stazione vennero bombardati dagli americani e molti campi e strade vennero minati.
Molte bombe finirono sul centro abitato che venne praticamente raso al suolo e molte famiglie distrutte.
Quando la guerra finì e le persone cominciarono a tornare videro solo devastazione e macerie: tutto era andato distrutto.

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